Chi tutelerà famiglie e consumatori?

Giovedì, 23 Aprile 2015

In un momento come quello che stiamo vivendo, il dibattito su come aiutare il consumatore finale ad orientarsi tra le varie offerte si fa concreto: sia perché ci sono tante famiglie in difficoltà  - anche nella spesa energetica -, ma soprattutto per la futura evoluzione del mercato.

Mi riferisco, ovviamente, al superamento della maggior tutela, che per l’appunto è il tema dell’incontro di oggi.
Com’è noto, il disegno di legge sulla concorrenza ha previsto l’eliminazione del servizio di maggior tutela nel mercato elettrico a partire dal 2018. Il Governo ha ritenuto opportuno valutare un orizzonte temporale ampio per aiutare il mercato ad evolversi in modo funzionale per i consumatori domestici.

Al momento, infatti, come fotografato dall’indagine recentemente pubblicata dall’Autorità per l’energia, le famiglie hanno grandi difficoltà a conseguire risparmi sul mercato libero.

Per questo motivo, auspichiamo che il dibattito sul futuro della tutela permetta al settore elettrico di fare un passo avanti, verso uno sviluppo concorrenziale in particolare del segmento retail.

Per raggiungere tale obiettivo, bisogna partire dal ruolo della maggior tutela: che non è affatto un male per il settore, anzi è un’esperienza che anche all’estero viene studiata attentamente.
Nell’attuale market design, i piccoli consumatori partecipano al mercato sia che abbiano scelto un fornitore sul mercato libero, sia che siano rimasti in maggior tutela: tramite l’attività di AU, infatti, anche i piccoli consumatori tutelati partecipano al mercato all’ingrosso, ottenendone un risultato economico positivo.

In definitiva, il servizio di maggior tutela non solo è un supporto per il consumatore ma anche un driver per lo sviluppo concorrenziale del mercato al dettaglio.

L’eliminazione della maggior tutela, se non accompagnata da altre misure per agevolare la partecipazione dei consumatori, rischierebbe quindi di bloccare una dinamica competitiva ora in atto e che va apprezzata.
Proprio per questo, bisogna provare a ragionare su cosa succederà dal 2018, mettendosi però nei panni di chi paga la bolletta. Probabilmente i consumatori capiranno che l’energia elettrica è un bene particolare, perché indifferenziato.

Si potrebbe dire, con un gioco di parole, che anche questo è un motivo per l’indifferenza del cliente; ma soprattutto, il vero incentivo per un consumatore è la possibilità di conseguire risparmi adeguati, che possano valere lo sforzo di informarsi in un mercato tanto complesso come quello elettrico.

Questo tema ovviamente solleva la questione degli esigui risparmi conseguibili dal consumatore; e in questo momento, inutile girarci attorno, sappiamo che il margine per gli operatori è davvero minimo, e quindi di spazio per offerte molto vantaggiose non sembra esserci, considerato che ormai la componente energia conta per meno del 50% delle bollette.

Da questo quadro emerge l’idea di un cliente che non è molto sollecitato dai movimenti di prezzo del mercato retail. La risorsa più importante perché più scarsa è il tempo: per questo, per dirla con le parole della Professoressa Waddams, “se un consumatore mi chiedesse su cosa investire la sua unica ora di tempo disponibile, gli direi di cercare, se possibile, di rinegoziarsi il mutuo, non certo di cambiare il fornitore dell’elettricità o del gas”.

E non è solo una situazione italiana, è così ovunque, persino in Gran Bretagna: ormai il valore commerciale per i fornitori si sta spostando dall’energia ai servizi a valore aggiunto.

Si possono considerare ad esempio le esperienze di altri paesi, con società di cloud computing (come Opower) che aiutano sia i fornitori ad elaborare offerte personalizzate che i clienti a valutare i propri profili di consumo.
Ma per fare tutto ciò si bisogno di accedere ai dati di clienti, di leggere i contatori: da noi questi sviluppi sono possibili solo grazie ad un continuo rafforzamento del Sistema Informativo Integrato, e sappiamo bene che ci sono ancora resistenze.

Vi ho delineato un quadro di complessità e di prospettive per sottolineare la necessità di valutare con attenzione il futuro del mercato elettrico, partendo dalla valorizzazione di quello che c’è già.

Adesso, infatti, c’è un segnale di prezzo chiaro che emerge dal mercato all’ingrosso, a cui i consumatori partecipano grazie all’aggregazione della domanda operata da AU.

Nel futuro prossimo, però, sono convinto che potranno emergere nuove figure, che dovranno modificare il loro attuale modello di business per adattarsi ad un nuovo market design. C’è spazio per quelli che possiamo definire aggregatori, sia all’ingrosso che al dettaglio.

Affinché ciò sia possibile, c’è bisogno di un maggior sviluppo del segmento di vendita, che in questi anni ha compiuto sicuramente passi da gigante. Ci sono già, infatti, soggetti che non operano nell’attività di approvvigionamento, ossia venditori puri: la loro crescita sarà fondamentale.

L’interazione di “aggregatori” specializzati interamente all’ingrosso e altri specializzati sulla vendita potrebbe rendere il mercato molto più dinamico e permettere una maggiore partecipazione dei consumatori.

Acquirente Unico in questo scenario può agire quasi da capostipite degli aggregatori: per approvvigionare l’energia dei circa 24 milioni di utenti tutelati c’è bisogno necessariamente di competenze tecniche specifiche.
È evidente che, nella fase di transizione verso un mercato completamente liberalizzato, bisognerà valutare delle modalità competitive, basate su meccanismi di mercato, sia per affidare i clienti in maggior tutela ad operatori del mercato libero, sia per mantenere un segnale di prezzo.

Ad esempio, come proposto dal Presidente dell’Autorità, si potrebbe imporre agli operatori di offrire anche una fornitura con un prezzo guida, legato ovviamente al prezzo di AU, cioè al prezzo di mercato.
Si tratta di usare degli strumenti per risolvere dei problemi, in parte già visibili. Per questo ritengo che ci sia ancora spazio per Acquirente Unico, una società che per sua natura è al servizio dei consumatori e dei mercati energetici, sin dall’istituzione.

In questo ruolo, seguendo le indicazioni dell’Autorità, abbiamo fatto molto per contribuire allo sviluppo di un mercato concorrenziale, sviluppando delle competenze che riteniamo possano essere utili anche nei prossimi anni, in un contesto di mercato profondamente diverso.